SENTIERO ROMA E...

TAPPA 4

(Rifugio Allievi Bonacossa - Rifugio Cesare Ponti)

Sveglia prima dell'alba per i sette avventurieri, quest'oggi affronteremo la tappa più impegnativa che toccherà il punto sommitale del Sentiero Roma, ovvero Passo di Cameraccio a quota 2.950 m.

Colazione di rito con pane, burro e marmellata, il tutto inzuppato in tè, caffè o caffè-latte.

Raccattiamo in nostri averi e ci incamminiamo lungo il sentiero, direzione Passo di Val Torrone.

La traccia è ben segnalata e sale dolcemente fra torrentelli sprizzanti di gioia incuneati fra levigate placche rocciose. Le cime delle montagne si stagliano nel leggero cielo cristallino, a Est chiaro come l'acqua e a Ovest cupo come l'oceano. I versanti delle montagne si incurvano sotto il loro stesso peso, in alto si ergono come creste di preistorici dinosauri e in basso si rilassano come obesi trichechi spiaggiati. I piedi delle montagne si celano sotto le cineree nebbie ondeggianti che salgono dalla Valle Zocca.

 

Valle Zocca

 

Il Passo di Val Torrone è un crepaccio che separa la costa montana da un promontorio che si lancia nel vuoto. Il sentiero è la colonna vertebrale dell'ampia fenditura, la catena che si snoda all'interno è il suo midollo spinale, gli anelli sono le anime che hanno avanzato in questo angusto creato.

Oltrepassato il passo, il sentiero continua a suon di tornanti e ripide salite fino a un ristretto pianoro erboso costellato da giganti granitici e da più piccoli fratelli e sorelle. Un qui e là, pecore bianche come il latte, beige come lo sporco e nere come la pece, pascolano, zompettano, chiacchierano e osservano. Tranquille e beate si godono i piaceri della montagna conditi con tanto relax da farne indigestione.

Nella sella della dorsale che digrada dal Torrone Orientale, di fronte a un bastione che si staglia nel cielo con la punta mozzata, il solitario Bivacco Manzi-Pirotta, ancorato saldamente alle rocce circostanti, si gode una splendida vista sulle Alpi Retiche, sulla Val Torrone e le sue glabre placconate.

 

Bivacco Manzi-Pirotta in Val Torrone

 

Torniamo al sentiero senza perdere troppo tempo e riprendiamo l'ascesa, il Passo di Cameraccio è più vicino. Affrontata una penultima salita fra sfasciumi vari ed eventuali punteggiati qua e là da informi omini che sorvegliano il viandante, si arriva a un falso pianoro dove si intravede quello che una volta fu un solenne ghiacciaio, ora è solo una bianca lastra priva di vita che giace inerme su una lingua di roccia bagnata dalle sue stesse lacrime, in diversi punti è crepata dal caldo e sotto di essa sono crollate le ultime stille di dignità. Con tristezza immensa aggiriamo, o attraversiamo, il nevaio accovacciato nei detriti pietrosi che salgono al passo. Con un ultimo sforzo arranchiamo su infide ghiaie e scivolose pietraie fino alla prima catena. Infine, con l'ultimo colpo di coda, ci tuffiamo nella luce splendente del sole che filtra fra le sponde rocciose della conca a quasi tremila metri di quota.

Al Passo di Cameraccio godiamo i primi raggi del sole, finora non ne abbiamo avuto occasione se non in sporadiche e fugaci occasioni in cui è riuscito a penetrare fra le coltri nebulose o fra le creste aguzze. Veniamo raggiunti da altri compagni di avventura: una coppia di signori francesi incontrati presso il Rifugio Luigi Brasca e un'altra coppia di signori italiani conosciuti presso il Rifugio Allievi Bonacossa (lui è stato soprannominato da alcuni il fauno del Sentiero Roma o da altri il Pantani Alpino per la sua inesauribile energia e instancabile spirito montano). I primi non si soffermano se non per due foto e scappano verso il Bivacco KIMA, i secondi attendono qualche minuto con noi per una fugace tregua. Salutiamo anche i secondi con un arrivederci al KIMA. I sette spadaccini armati di racchette si intrattengono ancora per qualche minuto fra sorsate d'acqua, foto in quota, equilibristi precari e per divorare qualche stuzzichino calorico.

 

Valle Pioda

 

Il Bivacco KIMA si vede in lontananza sulla cresta dell'onda di un ghiacciaio estinto, più in alto, sopra il Monte Disgrazia, turbinano nuvole irrequiete che cercano di conquistare il sole esplodendo in vortici, gorghi e mulinelli. In Val Cameraccio salgono e scendono tetri ammassi umidi, lottano con le statuarie montagne o cercano di nasconderne le bellezze, di carpirle o annullarle.

A qualche decina di metri di dislivello c'è una falsa cima, la rincorriamo senza raggiungerla, ci accontentiamo di una vista maggiore sul passo per godere degli ultimi attimi di tregua prima di riprendere la marcia. Ai nostri occhi la vicinissima cima del Torrone Orientale e allungando lo sguardo verso Oriente Monte SissonePunta BaroniCime di ChiareggioMonte PiodaMonte Disgrazia e in lontananza i Corni Bruciati.

 

Torrone Orientale e Passo di Cameraccio con tre compagni di avventure

 

 

In questo tratto, il Sentiero Roma percorre l'antico letto di un vasto ghiacciaio, dapprima su innumerevoli massi e sassi, poi su livide placconate rigate da un interminabile pianto estivo e, alla fine, su un pianoro ondulato con morbide salite e delicate discese. Un'ultima ascesa,su ulteriori sfasciumi, quest'ultima veramente infinita come il numero di rocce presenti, porta lentamente al Bivacco KIMA dove ci attendono le due coppie di escursionisti.

I francesi ripartono al volo e, mentre li osserviamo che affrontano la parte terminale della morena dove negli anni è nato un microscopico laghetto glaciale, ci prepariamo per ripartire. Nel frattempo le nuvole sono diventate più grevi e moleste, spesso i raggi del sole faticano a raggiungerci e le vette dell'anfiteatro roccioso giocano a nascondino per non farsi vedere.

La cresta sui detriti morenici è molto agevole e in meno di un quarto d'ora arriviamo alla pozza dalle tinte azzurro-verdognole, meno agevole è il tratto che ci separa all'attacco dell'ultimo passo. A fatica conquistiamo gli ultimi sfasciumi, in questa valle le rocce franate dalle cime, spezzate dalle intemperie, trascinate dal tempo, caratterizzano univocamente questa landa desertica.

Attraversiamo trasversalmente il nevaio seguendo il fauno alpino come una cucciolata mentre segue timidamente il genitore. Passo dopo passo le mastodontiche nuvole coprono l'intero paesaggio, prima sembrava un paesaggio lunare, ora lo è a tutti gli effetti. Per sicurezza alcuni indossano l'imbrago e il set da ferrata, quindi affrontiamo l'ultima serie di catene fino al Bocchetta Roma, ultimo sforzo in salita, penultima fatica della giornata.

Sopra le nostre teste sbuca dalle nebbie il guardiano del passo, un omino alto poco più di un metro che sorveglia stoicamente le due vallate in barba a Sole, vento, pioggia, grandine e neve. Nella sella rocciosa scopriamo un mondo completamente differente rispetto al precedente, qui le montagne, gli sfasciumi e le rocce sono dipinte con tonalità rosso-ramate, al contrario nell'altra terra le sfumature erano grigio-cineree. Il punto in cui siamo è il confine fra due severi territori che si scontrano formando una cresta aguzza e frastagliata in cui le tonalità dell'uno si fondono con le sfumature dell'altro.

Alcune minute goccioline sospinte dal vento cadono sui nostri visi, segnale inequivocabile che il temporale è in avvicinamento. Ripartiamo camminando fra i massi.

Alcuni corpulenti tuoni sospinti dal vento rimbombano nelle nostre orecchie, al segnale dell'avvento del diluvio ci fiondiamo verso valle ingurgitando il più velocemente possibile il chilometro di strada di sfasciumi che ci separa dalla meta; ovviamente stando molto attenti a non ruzzolare sulle rocce bagnate.

 

Sulla soglia del Rifugio Cesare Ponti assaporiamo la vittoria contro la tempesta, di fronte a noi una calda casa accogliente mentre alle nostre spalle pioggia e grandine si tuffano dal cielo per inzuppare le rubiconde rocce e ammantare la sparuta erba con un bianco vestito. Salutiamo la stupenda giornata appena trascorsa e varchiamo la porta di un mondo meno lunare e più umano.

La camerata si trasforma ben presto in una tendopoli con magliette lavate e asciugamani appollaiati qua e là ad asciugare, zaini adagiati fra letti e corridoi, attrezzature varie ed eventuali appoggiate sui letti dei singoli.

In sala da pranzo non siamo più profughi di chissà quale terra, siamo lavati e stirati, puliti e profumati, e decisamente molto affamati. Quindi, per iniziare, diamo sfogo ai nostri portafogli per ingollare un panino con formaggio e bresaola accompagnato da una o due birre, e per il sottoscritto entra in campo anche una buona fetta di torta con cioccolato e nocciole, crepi l'avarizia! Quattro chiacchiere e qualche battuta ci conducono alla cena, round finale: pasta al pomodoro, cotoletta a stampino di una nota marca vocalica dal sapore palindromo accompagnata da alcuni pomodori e, per concludere o quasi, una seconda ripresa per riassaporare la deliziosa cotoletta palindroma e, per concludere definitivamente, una fetta di torta con cioccolato e nocciole bagnata con un bicchierino di amaro per taluni e grappa per alcuni.

Chiudiamo la serata sprofondando nei nostri giacigli e augurandoci una buona notte per un'ultima volta.

 

© 2020 by  Bertolini Mauro  www.bmphoto.it

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