Agosto 2018, destinazione Grigioni

L'itinerario di trekking è costituito da un percorso lineare che attraversa la catena montuosa che divide la Val Calanca e la Valle Mesolcina, da San Bernardino a Santa Maria in Calanca.

Il Sentiero Alpino Calanca è un percorso escursionistico lineare che si sviluppa lungo la dorsale montuosa rappresentata da cime quali Piz de Mucia, Piz Pian Grand, Piz de Trescolmen, Piz de Gagela, Piz de l'Ardion, Cima de Nomnom e Piz de Groven; tra le più importanti, tutte fra i 2.500 e 3.000 metri di quota. Il sentiero nasce dal Passo di San Bernardino, o dalla variante che parte dall'omonimo paese, e si allunga sui pendii montuosi affacciati sulla Valle Mesolcina e sulla Val Calanca per terminare infine presso il paese di Santa Maria in Calanca. Un percorso complessivo di tre giorni che possono essere spezzati in più tappe qualora le ore di cammino siano eccessive.

Buona lettura

TAPPA Ø

(a casa...)

Sette giorni alla partenza per l'Alta Via delle Dolomiti n.1, quattro mesi fa iniziammo la preparazione del viaggio e ora stiamo contando le ore, interminabili, che ci separano dalla nuova avventura. Tutti i rifugi sono prenotati da mesi, sembrano anni. L'elenco delle cose da portare è pronto: abbigliamento, imbrago e set da ferrata, attrezzatura fotografica.

Quest'oggi, Sabato 27 Luglio, dedicheremo la giornata a contattare tutti i rifugi per confermare il nostro arrivo, a revisionare l'intero percorso rileggendo le varie relazioni trovate su alcuni libri e nel web, riassumere i sentieri e relativi bivi per non sbagliare strada, scansionare le cartine in formato digitale per averle prontamente a portata di mano sul cellulare, perderci su YouTube a guarda filmati a tema, ammirare le fotografie di chi ha percorso l'Alta Via prima di noi, definire il tragitto di rientro a Belluno tramite i bus di linea, inventariare la borsetta del primo soccorso per gli acquisti del caso, controllare le previsioni meteorologiche e, infine, pesare gli zaini con l'intero carico (10 kg Giada,18 kg Mauro).

I bagagli sono ridotti all'osso e anche così pesano esageratamente, oltre questo confine è impossibile andare. Limare il peso ha significato ridurre ogni vestiario a tre pezzi: uno per camminare, uno in sostituzione del precedente (mentre asciugherà dopo il lavaggio giornaliero) e l'ultimo in caso di urgenza. Ipotizziamo quindi di non riuscire ad asciugare in tempo utile alcuni capi, di non avere l'opportunità di lavarli o addirittura di danneggiarli irrimediabilmente; o di dimenticare qualcosa in rifugio, opzione da evitare a priori.

La mia passione fotografica impone la presenza di: la coppia Fujifilm X-T2 con Fujinon 56mm f/1.2, il trittico Sony a7III con Canon 16-35mm f/4Canon 24-70mm f/4 tramite adattatore Sigma MC-11, filtri a lastra e polarizzatore della Lee Filters, il treppiede con testa a sfera, scatto da remoto, power bank e relativi cavi per caricare le svariate batterie; insomma, parecchio peso. Il drone, DJI Mavic 2 Pro, resto alla magione per fare da guardia all'impero. Non lo posso portare in quanto è proibito volare nei tre parchi in cui entreremo: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Parco naturale di Fanes-Sennes-Braies e Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d'Ampezzo. Nei giorni precedenti ho preso contatto con la segreteria dei relativi parchi e, su tutti i fronti, mi è stato risposto un “no” categorico. Potrei utilizzare il drone nelle aree ove è consentito, ma il prezzo di aggiungere altri 2 kg tra quadricottero, due batterie, radiocomando e varie, non è accettabile. Ingoiato il rospo, rinuncio a malincuore. Desidererei fotografare dall'alto laghi, strade e sentieri, frane e formazioni rocciose, alpeggi, resti della Grande Guerra e altro che scopriremo lungo il percorso, ma purtroppo la vita è fatta di rinunce, questa è una.

© 2020 by  Bertolini Mauro  www.bmphoto.it

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